Anche se il nostro nome arriva da un virus letale, non siamo contagiosi, vogliamo solo raccontare il mondo attraverso i nostri occhi: i nostri testi sono diretti ed energici, mentre il sound mescola indie, punk e cantautorato. Abbiamo iniziato il nostro percorso musicale nel 2010 ad Arezzo, con influenze che vanno dai Clash a Rancid, da Cash e Devo a Bob Dylan, da Gaber a De André.

Siamo una band totalmente indipendente composta da Denni (chitarra, voce), Cecco (basso, voce) e Michi (batteria, voce): ci occupiamo personalmente della scrittura e composizione dei brani, della produzione, promozione e distribuzione.

La nostra filosofia è semplice: nessuna ricerca di consenso, nessun artificio compositivo o retorico; le basi senza fronzoli sono accompagnate da testi che affrontano temi sociali, politici, ambientali e intimi con un’ironia irriverente. Questo traguardo celebra la resilienza di un progetto che ha attraversato diverse stagioni del rock indipendente italiano senza mai scendere a compromessi.

Con quindici anni di attività alle spalle, mettiamo da sempre l’urgenza espressiva davanti alle logiche di mercato: “Siamo uniti da 15 anni e questo è il nostro quinto album. 15 anni di musica, di concerti, di serate in sala prove a rifare un accordo, di sessioni di registrazione, di sigarette, birre, viaggi in furgone e imprevisti. Fino ad ora ci sembra di avere capito poco di tutto, ma rivendichiamo il diritto al divertimento puro e alla libertà di esprimerci con la musica, anche se ad ascoltarci fossero solo in tre.”

Album

Look Out Kid (2014)

“Il nostro primo disco! Prima avevamo sempre fatto uscire i nostri pezzi como singoli, o al massimo in EP di due o tre brani. Ma con “Look Out Kid” abbiamo deciso di fare le cose in grande: abbiamo raccolto i brani che avevamo composto negli anni precedenti, ci abbiamo aggiunto pezzi nuovi scritti apposta per l’occasione, e ne abbiamo fatto un album vero e proprio.

In quel periodo non ci fregava niente dei testi, ci importava solo del sound, tra rock’n’roll grezzo e alternative rock, influenzato dal punk che ascoltavamo da adolescenti (non abbiamo mai smesso) e dai gruppi indie inglesi tipo The Strokes, Libertines e Bloc Party. E poi c’era Bob Dylan, di cui Denni era in fissa, a cui dobbiamo il titolo dell’album (preso da “Subterranean Homesick Blues”).

Ma “Look Out Kid” è un concept album che racconta una notte di eccessi vista con gli occhi di un ragazzo, tra alienazione, rabbia e voglia di evasione. Repubblica ha accostato il nostro sound alle colonne sonore di Quentin Tarantino, non male eh? “Un incontro tra Bo Diddley e gli Arctic Monkeys”: così Antonio Romano di RockIt.it ha descritto il singolo “I Don’t Care If It’s Right Or Wrong”, che cattura perfettamente l’essenza del disco. Ah, e non dimentichiamoci del video di “Sixteen Tons”, cover di Merle Travis, girato nel carcere di Arezzo con Giorgio Canali.”

KM 183 (2016)

“Durante i concerti, cantando in inglese, ci siamo resi conto che non capivamo un cazzo di quello che dicevamo. Così, con “KM 183” abbiamo cambiato rotta, abbandonando l’inglese e concentrandoci sul raccontare quello che vedevamo. “Apocalhipster”, “Mentre Eri in Viaggio”, “La Sindrome del Giovane Holden” sono solo alcuni dei brani che affrontano con sarcasmo l’ipocrisia, il consumismo e la mancanza di prospettive.

Il titolo? Arriva da un episodio tragicomico: durante un tour sulla Salerno-Reggio Calabria, il nostro furgone ci ha lasciati a piedi proprio al km 183! Con questo disco siamo stati inseriti tra i migliori live del 2017 da Keep On Live e tra le migliori band italiane secondo la rivista Fred Perry Subculture.”

L’Italia è fuori dal Mondiale (2018)

“Con “KM 183” eravamo immersi nel mondo del rock americano-inglese, con grandi narrazioni e temi universali, ma poi qualcosa è cambiato. Abbiamo preso una fissa per i grandi cantautori italiani: Gaber, De André, Guccini, Rino Gaetano… Scavando nei loro testi e dentro di noi, ci siamo concentrati sulla periferia in cui siamo cresciuti, cercando di raccontare le nostre emozioni, il disagio di sopravvivere. “L’Italia è fuori dal Mondiale” è nato così, da questa nuova consapevolezza.

La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali del 2018 è diventata lo spunto per un’analisi del stento che viviamo ogni giorno: la disoccupazione, la crisi dei valori, il precariato. I brani più ascoltati sono “Gina”, “Viva Verdi, la Magnani e Berlinguer” e “Mi fa schifo lavorare”. “L’Italia è fuori dal mondiale” è stato disco del giorno su Rockit.it e tra i migliori dischi dell’anno secondo Romasuona.it.”

La Strana Famiglia (2020)

“A 15 anni, quando abbiamo iniziato ad ascoltare il punk – Rancid, NOFX, Operation Ivy, i primi Green Day, Me First and the Gimme Gimmes – eravamo affascinati dalle cover, dagli split… e così ci siamo chiesti: perché non lo facciamo anche noi? Con “La Strana Famiglia” abbiamo deciso di rendere omaggio al cantautorato e al rock italiano, divertendoci un casino, anche se è stato molto complicato! Precisamente: CCCP, Rino Gaetano, Skiantos, Giorgio Gaber, Diaframma e Fabrizio De André.

Da segnalare la nostra versione di “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio De André, un brano che parla di libertà individuale e giustizia sociale. Abbiamo iniziato a suonarla dopo un concerto nel carcere di Arezzo nel 2015.”

Lasciateci Divertire (2026)

A sei anni di distanza da La Strana Famiglia, abbiamo sentito il bisogno di chiuderci di nuovo in studio. “Lasciateci Divertire” raccoglie tredici brani nati in modo molto spontaneo e viscerale, anticipati dall’uscita dei singoli Odio gli indifferenti e Urlo. Per noi questo disco è una via di fuga: volevamo staccare dalle logiche frenetiche del mercato musicale di oggi per riappropriarci del tempo e del senso profondo di quello che facciamo.

Il titolo è un omaggio dichiaratissimo ad Aldo Palazzeschi e alla sua celebre poesia futurista del 1910, in cui rivendicava la libertà assoluta del gioco e dell’ironia contro la seriosità dell’accademia. Abbiamo preso quella stessa suggestione per reagire a un mondo contemporaneo in cui ogni cosa deve essere utile, monetizzabile e produttiva a tutti i costi. Per noi, rimettere al centro il divertimento puro e la sperimentazione è diventato un piccolo atto di resistenza.

Per registrare siamo andati a Roma nello studio di Valerio Fisik e abbiamo scelto di abbandonare la nostra classica “presa diretta” per concentrarci su una cura certosina degli arrangiamenti. Questo ci ha permesso di muoverci liberi e senza barriere tra le nostre influenze, spaziando dal punk-rock al synth-pop, fino a esperimenti post-punk, rap e atmosfere dance.

I testi, nati insieme ad Alice Vittoria Berti, fanno convivere la realtà cruda della vita di provincia con riferimenti a noi molto cari come Gramsci, Calvino, Rodari, Seneca e Ungaretti. Affrontiamo temi complessi – dalla critica al lavoro-prigione alla parità di genere, fino alla decrescita felice e alla difesa dell’ambiente – ma sempre con la nostra solita attitudine punk e dissacrante. In un’epoca che spinge all’apatia, Lasciateci divertire è il nostro modo di scegliere la partecipazione attiva, rifiutando il ruolo di spettatori passivi.

Attività Live

Negli anni abbiamo calcato diversi palchi in giro per l’Italia, aprendo concerti per band come Tre Allegri Ragazzi Morti, Meganoidi, Roy Paci & Aretuska, Il Muro del Canto, Giancane, Fask, Punkreas, Assalti Frontali. A settembre 2020 abbiamo partecipato alla finale del Premio Buscaglione.