A Prison Blues Concert nel carcere di Arezzo

Il 17 dicembre abbiamo suonato al casa di circondariale di Arezzo ed è stata un’ esperienza indimenticabile.

Ci siamo esibiti di fronte ai detenuti, agli studenti dell’Università di Siena Campus Pionta e ai loro docenti. Prima di dicembre non ci eravamo mai confrontati con questo tipo di pubblico né con questo tipo di spettacolo, abbiamo dovuto lavorare duramente per essere all’altezza della situazione ma una volta saliti sul palco abbiamo capito di essere di fronte a qualcosa a che ci avrebbe segnato per sempre.

No. Quel giorno non è stato il solito punk and roll.

A prison blues concert non è solo musica, è un viaggio attraverso l’umanità , è un invito a riflettere sul ruolo della musica nel processo di liberazione dell’uomo dalle catene che in epoche diverse l’hanno costretto: dalla schiavitù al razzismo in una lunga metafora che ripercorre la storia della musica come storia della conquista e della perdita delle libertà più basilari alla vita di ogni essere umano per giungere infine al tema del carcere.

Abbiamo eseguito brani che vanno dal grande John Hurt a Fabrizio de Andrè, da Elvis a Bruce Springsteen. Ringraziamo Moreno Raspanti armonica e fisarmonica e Franco Pratesi violino e i Francesco Botti narratore. Come al concerto vi salutiamo con un nostro pezzo.

 

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